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LE SEMPLIFICAZIONI POST RIFORMA. GLI EFFETTI DEL DECRETO DEL FARE SUL TUSL.

Le modifiche apportate dal “decreto del fare”, convertito in  legge 98/2013 e le relative ripercussioni sul datore di lavoro/committente, con un particolare sguardo all’amministratore di condominio.

Il “Decreto del fare” (Dlgs 69/2013, convertito in Legge 98/2013) ha previsto delle modifiche al fine di semplificare alcuni degli adempimenti in capo al committente/datore di lavoro. Alcune delle novità più rilevanti, per quanto ci interessa, sono relative all’introduzione di modifiche ai comma 3 e 3bis all’art 26;  all’introduzione del comma 6 ter all’art. 29; all’introduzione della lettera g-bis al comma 2 dell’art. 88.

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o   Modifiche all’art. 26 TUSL.

Le modifiche apportate ai comma 3 e 3bis dell’art. 26 TUSL, prevedono delle semplificazioni per il Documento della Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI), in quei settori a basso rischio infortunistico e di malattie professionali, i quali verranno individuati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, così come previsto dall’art. 29 comma 6 ter.

Pertanto, nei settori a basso rischio, il datore di lavoro/committente avrà una duplice facoltà : a) quella di  redigere il DUVRI ovvero b) quella di nominare un proprio incaricato. Quest’ultimo dovrà possedere i requisiti di formazione, esperienza e competenza specifica, tipici del preposto, di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, il quale dovrà dunque sovrintendere al coordinamento ed alla cooperazione tra le imprese ed i lavoratori autonomi che svolgono attività lavorativa presso la loro sede. Il nominativo dell’eventuale incaricato dovrà essere indicato nel contratto di appalto.

La modifica al comma 3-bis, inoltre, eleva da due a cinque uomini/giorno la soglia al di sotto della quale è prevista l’esclusione dell’obbligo di cui al comma 3, per cui non occorre redigere il DUVRI, sempre che i lavori non si svolgano in presenza di agenti cancerogeni, mutageni, biologici, atmosfere esplosive, o con rischio di incendio di livello elevato (come individuato nel DM 10.03.1998) o in ambienti confinati o in presenza di rischi di cui all’allegato XI del Dlgs 81/08 e ss.ii.mm..

o   Modifiche all’art. 29 TUSL.

Come sappiamo, l’art. 29 prevede le modalità di effettuazione del “Documento di Valutazione dei Rischi ” ed al comma 6 è stabilito che i datori di lavoro con meno di cinquanta dipendenti, possono effettuare la valutazione dei rischi, utilizzando le procedure standardizzate previste dal DM 30 novembre 2012. Con la modifica, poi, del comma 6-ter dell’art. 29, sono state previste ulteriori semplificazioni.

Difatti, il datore di lavoro che occupa fino a dieci lavoratori, operante in settori di attività a basso rischio infortunistico, come individuati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, potrà redigere, in alternativa al DVR, un  cosiddetto Modello di Valutazione dei Rischi. Pertanto, per il datore di lavoro vi sono tre possibilità:

–         Redigere il DVR secondo la procedura ordinaria;

–         Redigere il DVR secondo le procedure standardizzate del DM 30 novembre 2012 (salvo i casi di esclusione previsti dai comma 5 e 6 art 29 Dlgs 81/08);

–         Redigere un modello di valutazione semplificato (MVR);

 

o   Modifiche al Titolo IV – Capo I.

L’art. 88 del TUSL, che disciplina il campo di applicazione del Titolo IV – Capo I, è stato modificato alla lettera g bis), prevedendo così l’esclusione delle disposizioni ivi previste per i cantieri temporanei e mobili con riguardo a quei lavori :

–      relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento;

–     relativi a piccole lavorazioni di durata presunta non superiore a dieci uomini/giorno e finalizzate alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi, ad eccezione di quei lavori che espongono i lavoratori ai rischi di cui all’allegato XI.

Pertanto, per i suddetti lavori, non troverà applicazione l’art. 90, con gli obblighi di cui al comma 9 ed in particolare, non è più previsto come obbligo la verifica dell’idoneità tecnico professionale, di cui all’allegato XVII.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE SUGLI EFFETTI DELLA RIFORMA.

Se da un lato, le predette semplificazioni sono state introdotte al fine di rilanciare l’economia, dall’altro è stata data facoltà al committente di scegliere imprese senza una preventiva verifica sulla loro idoneità e ciò, evidentemente, a scapito della sicurezza. Per i tipi di lavori per cui è prevista l’esclusione dell’applicazione del Titolo IV, non sarà dovuta neppure la notifica preliminare all’Asl, e dunque non seguiranno neppure i necessari controlli.

Ad ogni modo, è bene sottolineare che, benchè ci siano dei casi in cui il committente non è obbligato alla verifica dell’idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie/esecutrici, la preventiva verifica dell’idoneità professionale assume comunque carattere di primaria importanza, viste le conseguenze penali che una tale omissione può comunque determinare a carico del committente, in caso di infortunio. Difatti, il committente potrà comunque essere ritenuto responsabile, in determinate circostanze, per culpa in eligendoo per culpa in vigilando, ovvero per non aver attivato le necessarie cautele nella scelta della ditta cui affidare i lavori e nell’esecuzione dei lavori stessi.

ü  Il consiglio preliminare, dunque, è quello di accertarsi che la ditta cui si vuole affidare un lavoro sia in possesso di tutti i requisisti, al di là degli obblighi specifici.

Al riguardo si è pronunciata la Corte di Cassazione con una sentenza molto importante e che vale la pena di passare in rassegna.

La sentenza, che dà un quadro complessivo della responsabilità penale del committente/amministratore di condominio, è la sent. del 15.10.2013 n. 42347, la quale prima di tutto, specifica tutte le responsabilità in capo all’amministratore di condominio/datore di lavoro, affermando che “…La posizione del committente nella materia degli infortuni sul lavoro è stata oggetto di ripetuto esame da parte della giurisprudenza di questa Corte, la quale ha espressamente riconosciuto la responsabilità di tale soggetto per la mancata osservanza degli obblighi di verifica,                       informazione,cooperazione (cfr. Sez. IV n. 37840, 25settembre 2009; Sez. III n. 1825,  19 gennaio 2009; Sez. IV n.41815, 7 novembre 2008), pur specificando che tale tipo di responsabilità non è di automatica applicazione, non potendosi esigere dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori. Mentre, è necessario verificare in concreto l’incidenza della sua condotta nell’eziologiadell’evento, a fronte delle capacità organizzative dell’impresa scelta per l’esecuzione dei lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire ai criteri seguiti dallo stesso,  per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, nonché alla sua ingerenza nell’ esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d’opera,  nonché all’agevole ed immediata percepibilità da parte del committente delle situazioni di pericolo”.                                                                                                                           La Corte afferma poi che : – “è pacifico che in base alla richiamata disciplina, l’amministratore di un condominio assuma la posizione di garanzia propria del datore  di lavoro nel caso in cui proceda direttamente all’organizzazione e direzione dei lavori da eseguirsi nell’interesse del condominio stesso ma in caso di affidamento in appalto di dette opere, tale evenienza non lo esonera completamente da qualsivoglia obbligo, ben potendo egli assumere, in determinate circostanze, la posizione di committente ed essere, come tale, tenuto quanto meno all’osservanza degli obblighi previsti dall’art. 26 d.lgs. 81\2008“.

In secondo luogo, tuttavia, la Corte considera comunque i limiti di autonomia e di potere decisionale che sono propri della figura dell’amministratore di condominio: -“..Nell’attribuire tale posizione di garanzia all’imputato, il giudice avrebbe dovuto rilevare però, che lo stesso ha agito nella peculiare qualità di amministratore. Risulta infatti, dal    provvedimento impugnato, che l’appalto dei lavori era stato deciso ed assegnato mediante una delibera dell’assemblea del condominio alla quale l’amministratore era tenuto a dare concreta attuazione. Si tratta di una circostanza di decisivo rilievo ai fini dell’ affermazione della responsabilità penale, non potendosi prescindere dal ruolo effettivamente svolto dall’amministratore nella stipulazione del contratto e nella sua successiva attuazione, considerando anche l’ambito di autonomia di azione di cui egli eventualmente disponeva ed i poteri decisionali allo stesso concretamente attribuiti…”.

Pertanto, nelle ipotesi in cui l’amministratore abbia agito senza una preventiva delibera dell’assemblea condominiale, lo stesso potrà essere ritenuto responsabile per la mancata osservanza degli obblighi di cui all’art. 26 del d.lgs. 81/2008. E’ importante anche sottolineare, in conclusione, che la mera nomina del coordinatore in fase di progettazione e di esecuzione non esime il committente dalle responsabilità a suo carico e, pertanto, non lo esonera dalle sanzioni previste; il committente deve infatti vigilare sul corretto operato del coordinatore e sull’adempimento degli obblighi di cui all’art 91 comma 1 e 92 comma 1 lettera da a) ad e). Come sappiamo, infatti, il committente può ed, anzi, deve provvedere alla sostituzione del coordinatore nel caso in cui quest’ultimo non ottemperi ai propri obblighi.

Dunque, ricapitolando, posto che per l’affermazione della responsabilità penale dell’amministratore/committente in caso di infortunio sul lavoro occorre che lo stesso abbia avuto una concreta facoltà di azione e di decisione in via autonoma, sullo stesso gravano obblighi specifici sia in fase di scelta delle imprese esecutrici, che in fase di vigilanza sull’operato delle stesse e dei soggetti che lo coadiuvano in materia di sicurezza.

L’unico modo per poter essere “esonerato” dalle predette responsabilità è quello della nomina di un Responsabile dei Lavori, al quale devono essere attribuite altresì le deleghe per la sicurezza, nelle modalità prescritte dalla legge (forma scritta ed accettazione specifica).

CADUTE DALL’ALTO : La responsabilità del committente da ingerenza

Responsabilità del committente da ingerenza nell’esecuzione lavori affidati a terzi.

La Cassazione, con sentenza n. 9330/14, (relativa ad un caso in cui era imputato il proprietario di un immobile per l’infortunio occorso ad un collaboratore, cui aveva commissionato un lavoro di taglio di tavole di legno con l’impiego di una macchina troncatrice di proprietà dello stesso committente, poi risultato privo dei necessari dispositivi di sicurezza. In questo caso, committente ed infortunato non avevano in alcun modo formalizzato il rapporto contrattuale, per cui anche la natura autonoma o subordinata del rapporto era contestata- La difesa intendeva escludere la sussistenza di un posizione di garanzia in capo all’imputato in ragione del fatto che l’infortunato sarebbe stato lavoratore autonomo, con la conseguenza che costui avrebbe rivestito la qualifica di committente dei lavori e non già di datore di lavoro. La Cassazione, tuttavia, perviene alla conclusione che il rapporto era da qualificarsi  come di lavoro dipendente, che il collaboratore fosse dipendente diretto del proprietario di immobile (e ciò considerato che il proprietario aveva impartito continuativamente direttive nell’esecuzione del lavoro, che non era stato dunque eseguito in autonomia organizzativa. La sentenza precisa inoltre che, anche supponendo la natura autonoma del rapporto di affidamento lavori, si sarebbe comunque pervenuti ad affermare la penale responsabilità dell’imputato perchè il committente riveste una posizione di garanzia rispetto al lavoratore autonomo “se assume un ruolo di partecipazione attiva nella conduzione e realizzazione dell’opera in quanto in tal caso rimane destinatario degli obblighi di controllare direttamente le condizioni di sicurezza del cantiere” in ragione della “ingerenza esercitata nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto o di contratto di prestazione d’opera”.

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La Cassazione, con sent. n. 7/12/2010 n. 43394 ha definito come ‘ingerenza rilevante ai fini della responsabilità del committente non qualsiasi atto o comportamento, ma essa deve consistere in un’attività di concreta interferenza sul lavoro altrui tale da modificarne le modalità di svolgimento (…) con una condotta che abbia comunque implicato l’inosservanza di norme antinfortunistiche” 

Casi di immediata percepibilità del rischio.

Una recente giurisprudenza – Cassazione, sent. 23667/2013 (in precedenza cassazione 12348/2008, 19372/2007) –  ha affermato che il committente è tenuto ad intervenire (e se non lo fa risponde in concorso con gli esecutori) quando la violazione commessa dall’appaltatore/subappaltatore/lavoratore autonomo è immediatamente percepibile,  intendendosi come tali quelle violazioni che è possibile riscontare senza bisogno di possedere conoscenze specialistiche, cosa che senz’altro avviene nel caso delle cadute dall’alto quando vengono omesse le misure collettive (parapetti) e individuali (linee vita/punti di ancoraggio) che sono misure di prevenzione elementari e di buon senso. La Cassazione esclude che possa considerarsi rischio specifico, addebitabile in via esclusiva all’esecutore, quello inerente le cadute dall’alto nei lavori in quota, essendo tale rischio riconoscibile da chiunque indipendentemente da specifiche competenze!!

All’esito del giudizio sono stati condannati l’appaltatore ed il subappaltatore-datore di lavoro diretto dell’infortunato, ma anche il committente e con lui il coordinatore per la progettazione, senza che fossero emersi profili di responsabilità di questi ultimi, sotto il profilo della culpa in eligendo (scelta delle imprese esecutrici) o che fosse riscontrabile una qualche ingerenza della committenza nell’organizzazione dei lavori appaltati.

Così anche in precedenza, sempre in tema di cadute dall’alto:

→la sentenza della Corte di Cassazione n. 18998/2009 ha condannato il committente perchè aveva consentito ad un lavoratore autonomo di effettuare lavori di manutenzione delle gronde di un capannone senza apprestare alcuna protezione che prevenisse lo sfondamento del lucernario su cui lo stesso si trovava ad operare e da cui era poi precipitato.

→ La sent. della Cassazione n. 26031/2009 condanna per lo stesso motivo il committente per la morte del dipendente  del subappaltatore caduto dalle impalcature non correttamente installate durante lavori di rivestimento di una facciata.

Se ne deduce che, fermo restando che l’obbligo di cooperazione non impone un’opera di costante supplenza del committente rispetto ad ogni mancanza dell’appaltatore, il committente deve comunque vigilarne l’operato (non può lavarsi le mani rispetto a quello che fa l’appaltatore) visto che a fronte di violazioni di misure elementari e di comune buon senso (ovvero immediatamente percepibili, come dice la cassazione) deve intervenire e sostituirsi all’appaltatore.       

Art 26 comma 2 Lettera b)

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Obbligo di tutti i datori di lavoro coinvolti (committente, appaltatore e subappaltatore), che assumono la relativa posizione di garanzia :

Coordinare gli interventi di protezione e prevenzione (prevenire disaccordi, sovrapposizioni intralci tra le squadre di lavoro e fra le lavorazioni). Tutti i datori di lavoro devono attivarsi per eliminare i rischi dovuti ad interferenze fra i lavori svolti dalle diverse imprese. A tal fine è necessario definire il concetto di interferenza.

Concetto di interferenza adottato dalla giurisprudenza: la Cassazioneha precisato che l’interferenza a cui si riferisce il Testo Unico non si limita a quella che si manifesta in caso di contatti rischiosi tra il personale di due imprese, ma si estende anche alle fasi preparatorie dell’attività dell’impresa che subentra nel cantiere in una successiva lavorazione (Così sent. Cassazione sent. n. 5420/12:   ove i lavori si svolgano nel medesimo cantiere predisposto dal committente  anche se all’appaltatore è affidata un’opera parziale circoscritta e specialistica, siccome rimane in capo al committente l’organizzazione del cantiere risponde anche quest’ultimo in concorso con l’appaltatore delle  omissioni antifortunistiche; ciò a meno che non risulti la piena ed assoluta autonomia dell’appaltatore rispetto al committente, che comporti l’estromissione di quest’ultimo dal cantiere, che lo esonera da responsabilità).

Art 26 comma 3

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Obbligo del solo committente

Il committente promuove la cooperazione ed il coordinamento tramite l’elaborazione del DUVRI che ha ad oggetto esattamente la valutazione del rischio da interferenza fra le lavorazioni con esclusione espressa dei rischi specifici delle due diverse attività. Il DUVRI deve essere allegato al contatto di appalto (art 26.3)→va fatto ben prima di iniziare i lavori.

A pena d nullità, il contratto di appalto deve indicare in  maniera specifica i costi delle misure adottate per eliminare i rischi da interferenza.

Il committente risponde in solido con appaltatore/subappaltatore dei danni subiti dai dipendenti di questi ultimi (non coperti dall’Inail) in conseguenza degli infortuni ascrivibili all’area del rischio interferenziale (con esclusione della responsabilità solidale in caso di infortuni che derivano da rischi specifici dell’attività dell’appaltatore).

CADUTE DALL’ALTO: Quando il proprietario è committente.

 PROPRIETARIO/CONDOMINIO COMMITTENTE

In caso di affidamento dei lavori anche ad una sola impresa/lavoratore autonomo, sono due le discipline astrattamente applicabili: I) LA disciplina di cui all’art. 26 T.U. ; II) La disciplina di cui al Titolo IV – (artt. 88-160 T.U.) :

I)                  Nel caso di proprietario/condominio con dipendenti, che in questo caso ricopre senz’altro la qualifica di committente-datore di lavoro, oltre alle specifiche disposizioni di cui sopra (a tutela dei propri dipendenti dai rischi propri della loro attività ordinaria) dovrà osservare, per il caso che le lavorazioni commissionate si svolgano negli ambienti di cui abbia la giuridica disponibilità, anche quelle dell’art 26 TUSL.

Al committente – datore di lavoro (nei lavori non rientranti nell’allegato X e quindi sottratti all’applicazione del titolo IV quali lavori di pulizia, servizi di vigilanza custodia/guardiania, servizi di assistenza ad utenti negli impianti sportivi, lavori di giardinaggio) si applica l’art 26 T.U. che impone specifici vincoli nella scelta dell’esecutore dei lavori e nell’obbligo di informazione, ma anche sotto il profilo della  prevenzione dei rischi c.d. interferenziali ovverosia quelli  da contatto fra le diverse lavorazioni.

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Art 26 comma 1 lettera a)

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obbligo del solo committente

Verifica di idoneità tecnico professionale delle imprese/lavoratori autonomi (il committente acquisisce il certificato di iscrizione alla camera di commercio e l’autocertificazione sul possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale).

La violazione di tale obbligo integra la culpa in eligendocome quella in cui incorreva un committente privato proprietario di immobile per aver affidato lavori (rifacimento del tetto) in quota, a 15 metri di altezza dal suolo, senza apprestare alcun parapetto ad un soggetto (che non era neppure lavoratore autonomo iscritto alla camera di commercio, ma un disoccupato con strumenti prestati da un parente) e quindi senza verifica ella idoneità tecnica professionale (Cassazione sent. n. 36581/09).

Sempre in tema di culpa in eligendo, preme segnalare anche la sentenza della Corte di Cassazione n. 42465/2010 (relativa ad un caso di affidamento di lavori in quota ad un lavoratore autonomo non iscritto alla camera di commercio e, per di più, in assenza di elementari misure di sicurezza che anche il solo il buon senso avrebbe richiesto: mancanza di cinture sicurezza, in luogo delle impalcature erano presenti tavole inchiodate senza parapetto), con la quale la Corte condanna il committente privato per non aver verificato l’idoneità tecnico-professionale e respingendo così la tesi difensiva per cui il lavoratore autonomo sarebbe l’unico responsabile della sua sicurezza.  

Sempre in tema di culpa in eligendo, la verifica dell’idoneità tecnico professionale non è attività da condurre in astratto ma in concreto in relazione allo specifico tipo di attività affidata e delle modalità con cui la stessa va eseguita; se quindi l’attività cambia nel tempo, si evolve e/o modifica, gli accertamenti sulla idoneità tecnica professionale vanno rinnovati;

Art 26 comma 1 lettera b)

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Obbligo del solo committente

Fornire agli esecutori dettagliate informazioni sui rischi specifici presenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e delle misure di sicurezza già adottate;

Art 26 coma 2 Lettera a)

Obbligo di tutti i datori di lavoro coinvolti (committente, appaltatore e subappaltatore) che assumono la relativa posizione di garanzia: 

Cooperare all’attuazione delle misure di protezione richieste dall’attività che è stata appaltata.

Sotto il profilo dell’obbligo di cooperazione, la giurisprudenza ha precisato che l’obbligo di cooperazione grava su ogni soggetto committente / appaltatore / lavoratore autonomo) presente in cantiere ed è  autonomamente sanzionato in capo a ciascuno di loro e che, nel caso del committente si tratta di un obbligo ulteriore ed aggiuntivo rispetto a quello suo proprio di promuovere il coordinamento e la cooperazione fra tutti i soggetti presenti in cantiere (da assolvere tramite l’elaborazione del cosiddetto DUVRI) (Cassazione 18/1/2013 n. 2285).

L’obbligo di cooperazione non si spinge fino al punto di configurare un obbligo di supplenza in capo al committente (che quindi non è tenuto a sostituirsi all’appaltatore nel porre in essere le misure di prevenzione omesse) e che l’obbligo di cooperazione si sostanzia nel dovere di prevenire i rischi comuni alle due lavorazioni, non quelli specifici, propri dell’impresa esecutrice (Cassazione sent. 5/1/2010 n. 23; Cassazione sent.  9/6/2011 n. 23316; Cassazione sent. 21/05/2009 n. 28197).

Sulla distinzione fra rischi specifici e comuni e la limitazione ai rischi comuni dell’obbligo di cooperazione (vedi Cassazione penale   sez. IV 21/05/2009 n. 28197)è possibile rilevare che: “l’obbligo di cooperazione non può intendersi come obbligo di intervenire in supplenza dell’appaltatore tutte le volte in cui costui ometta di adottare le misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei suoi lavoratori, poichè così intendendola la cooperazione si risolverebbe in un’inammissibile ingerenza del committente nell’attività propria del’appaltatore al punto di stravolgere completamente la figura dell’appalto”.  Riprova ne è che: – la valutazione di cui al DUVRI, previsto come obbligo proprio del committente ogni volta che si configuri l’eventualità di un contatto fra due squadre di lavoro (basta quindi che i dipendenti del committente e quelli dell’appaltatore o il lavoratore autonomo condividano il medesimo ambiente di lavoro; non c’è bisogno che le imprese esecutrici siano più di una), è limitata ai rischi interferenziali, con espressa esclusione dei rischi specifici (art 26 comma 3 T.U.); – sotto il profilo del risarcimento del danno civilistico l’art 26 comma 4 TU limita la responsabilità solidale del committente agli infortuni derivanti dal rischio interferenziale e non anche ai rischi specifici che rimangono a carico dei rispettivi datori di lavoro.

La conseguenza è che dal committente non può esigersi un controllo pressante continuo, capillare sull’organizzazione e l’andamento dei lavori commissionati, pena lo stravolgimento dello schema contrattuale  dell’appalto e del contratto d’opera.

Tuttavia, sempre la giurisprudenza ha temperato la portata di tali principi, individuando due importanti ipotesi derogatorie in cui invece si configura una vera e propria posizione di garanzia in capo al committente, in favore dei dipendenti delle imprese esecutrici e comunque dei lavoratori autonomi (da cui discende la responsabilità penale/risarcitoria  concorrente del committente).

CADUTE DALL’ALTO: LAVORO ESEGUITO CON DIPENDENTI DIRETTI

Cadute dall’alto: obblighi e responsabilità dei proprietari di fabbricati e dell’amministratore di condominio.

Nel voler predisporre un’analisi degli obblighi e delle responsabilità di proprietari di fabbricati e del condominio nell’esecuzione di lavori in quota, occorre, innanzitutto, distinguere due macro-categorie di ipotesi:

  1. Quella in cui i proprietari/condominio eseguono il lavoro in proprio impiegando i propri dipendenti diretti ;
  2. E l’altra, senz’altro più frequente, in cui il lavoro venga affidato ad un soggetto esterno, impresa o lavoratore autonomo, mediante contratto d’appalto e di lavoro autonomo: in tal caso questi ultimi assumono il ruolo di committente; figura a cui il Testo Unico d.lgs nr 81/2008 (d’ora in avanti T.U. o TUSL) attribuisce plurime ed articolate posizioni di garanzia in considerazione del fatto che il committente è il soggetto che concepisce, programma, progetta, finanzia l’opera e ne rimane in definitiva il dominus.

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A)    LAVORO ESEGUITO CON DIPENDENTI DIRETTI:

è l’ipotesi contemplata espressamente all’art 3 comma 9 del T.U., norma che introduce un’ulteriore distinzione con riferimento ai casi in cui i dipendenti rientrino nell’area di applicazione del CCNL dei proprietari di fabbricati o meno:

A.1) se i lavoratori rientrano nel campo di applicazione del “CCNL DEI DIPENDENTI di PROPRIETARI di FABBRICATI” (profili individuati all’art 18 del citato C.c.n.l. come quelle di portieri, personale di vigilanza, custodia, addetti alle pulizie, manutentori  di edifici ed impianti, addetti alla conduzione di impianti sportivi e spazi a verde, assistenti ai bagnanti di piscine condominiali) il datore di lavoro (proprietario/amministratore di condominio) deve ottemperare agli obblighi di:

►informazione ex art 36 T.U. (sui rischi connessi all’attività di impresa in generale, sui rischi specifici dell’attività, su quelli connessi all’uso di sostanze/preparati, sulle misure da osservare):

 anche senza previa redazione del DVR (ma previa comunque valutazione dei rischi)

  • da effettuarsi tramite comunicazione, meglio se scritta e meglio se indirizzata e recapitata personalmente ad ogni lavoratore, che dovrà rilasciare quietanza per ricevuta:
  • difatti, la giurisprudenza ha dichiarato inidonee allo scopo informativo le mere affissioni di informative ancorchè in luoghi accessibili ai lavoratori;
  • per la giurisprudenza, comunque, la comunicazione deve inoltre avere ad oggetto la specificità di ogni singola posizione lavorativa (il che conferma che non si possa prescindere dalla valutazione dei rischi);
  • L’obbligo di informazione non si estende al nominativo dei membri del servizio di prevenzione e protezione e del relativo responsabile (come invece avviene nella generalità dei casi), giacchè qui non è obbligatorio il servizio di prevenzione e protezione: in tema di obblighi di informazione, l’art 36 comma 3 T.U. non richiama l’obbligo di comunicare a questi lavoratori i nominativi di RSSP e addetti al servizio, obbligo contemplato dall’art 36 T.U. per la generalità degli altri lavoratori.

►formazione ex art 37 T.U.;

►se necessari, fornire i mezzi di protezione individuale che devono essere conformi alle diposizioni del titolo III del T.U.;

►istituzione del registro infortuni;

Insomma non c’è l’obbligo di redigere il documento di valutazione dei rischi ed istituire il servizio di prevenzione e protezione con nomina del relativo responsabile, ma occorre fare attenzione :

→ come anche affermato dalla Cassazione, con sent. n. 29299 del 2005, la valutazione dei rischi è adempimento propedeutico essenziale ed imprescindibile ai fini della sicurezza, in assenza del quale non è possibile fornire alcuna adeguata informazione né formazione!!

La valutazione dei rischi va fatta, dunque, anche se non c’è l’obbligo di redigere il documento. Non solo

→ In mancanza del DVR, il datore di lavoro (proprietario/amministratore  condominio) non sarà sanzionabile con la contravvenzione comminata per l’ipotesi di omessa predisposizione del documento, MA l’esenzione non si estende ovviamene alla responsabilità penale in caso di infortunio se risulta che lo si poteva evitare, qualora si fosse adeguatamente valutato il rischio e si fossero adottare le consequenziali e necessarie misure di prevenzione. In altri termini, il datore di lavoro risponde degli infortuni che si sarebbero potuti evitare con l’adozione di misure idonee, anche se non ha l’obbligo di formare il DVR.   

A.2) lavoratori esclusi dal campo di applicazione del “CCNL DIPENDENTI DI PROPRIETARI DI FABBRICATI”:

– se i lavoratori con i medesimi profili professionali del CCNL lavorano in stabili in cui abita il solo proprietario, i suoi parenti ed affini entro il terzo grado (anche se in appartamenti separati), nonchè quando sono addetti prevalentemente alla sede delle imprese dalle quali dipendono, non si applica il CCNL dei dipendenti di proprietari di fabbricati  (vedi art 1 comma 2 del medesimo ccnl) e quindi il datore di lavoro (proprietario o amministratore di condominio) deve osservare  il regime ordinario con obbligo di:

istituzione del servizio prevenzione protezione[1] con le funzioni di cu all’art 33 T.U. (individuare e valutare i rischi, individuare misure di sicurezza, elaborare misure di prevenzione e protezione/procedure di sicurezza e relativi controlli, proporre programmi di formazione ed informazione a favore dei lavoratori, fornire le informazioni di cui all’art 36 T.U., partecipare alle consultazioni in materia di sicurezza) e nomina del Responsabile del servizio ex art 17: le funzioni del servizio possano essere svolte direttamente dal datore di lavoro (art 34 commi 1 e 1 bis – svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione da rischi), purchè abbia la licenza di scuola superiore ed attestato di frequenza con verifica di apprendimento ai corsi;

►rispettare le misure generali di tutela previste dall’articolo 15, fin da momento della scelte relative alla pianificazione/progettazione dei lavori;

►redazione dvr (nomina le medico competente se l’attività lo richiede quella soggetta a sorveglianza sanitaria);

►informazione ex art. 36 completa (ivi compreso nominativi del RSPP e degli altri addetti al servizio);

►formazione ex art 37;

fornire i mezzi di protezione individuale che devono essere conformi alle diposizioni del titolo III T.U.;

►Istituzione registro infortuni;

[1] il servizio prevenzione  protezione è la struttura tecnica (persone mezzi e sistemi) di supporto al datore, non ha funzioni operative, ma solo complementari e preparatorie (funzione strumentale), fa attività di consulenza tecnica al datore di lavoro, Rspp e gli addetti al Spp non possono di loro  iniziativa adottare misure di scurezza, anche perché non ha alcun potere decisionale né di spesa tanto che nè il responsabile  del servizio né gli addetti sono destinatari di prescrizioni penalmente sanzionate (il TU non prevede reati omissivi propri per il responsabile del servizio e per suoi addetti), non rivestono un’autonoma posizione di garanzia. Rspp risponde semmai solo per concorso nel reato omissivo del datore  lavoro per non avergli segnalato i rischi comunque per negligenza, imperizia, imprudenza nello svolgimento del suo incarico come concausa all’omissione antinfortunistica commessa dal datore di lavoro (sempre che non abbia assunto anche un ruolo attivo di direzione degli altri lavoratori. In tal caso può essere chiamato a rispondere come dirigente o preposto, soggetti che invece rivestono altresì specifica una posizione di garanzia).

 

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