CADUTE DALL’ALTO : La responsabilità del committente da ingerenza

Responsabilità del committente da ingerenza nell’esecuzione lavori affidati a terzi.

La Cassazione, con sentenza n. 9330/14, (relativa ad un caso in cui era imputato il proprietario di un immobile per l’infortunio occorso ad un collaboratore, cui aveva commissionato un lavoro di taglio di tavole di legno con l’impiego di una macchina troncatrice di proprietà dello stesso committente, poi risultato privo dei necessari dispositivi di sicurezza. In questo caso, committente ed infortunato non avevano in alcun modo formalizzato il rapporto contrattuale, per cui anche la natura autonoma o subordinata del rapporto era contestata- La difesa intendeva escludere la sussistenza di un posizione di garanzia in capo all’imputato in ragione del fatto che l’infortunato sarebbe stato lavoratore autonomo, con la conseguenza che costui avrebbe rivestito la qualifica di committente dei lavori e non già di datore di lavoro. La Cassazione, tuttavia, perviene alla conclusione che il rapporto era da qualificarsi  come di lavoro dipendente, che il collaboratore fosse dipendente diretto del proprietario di immobile (e ciò considerato che il proprietario aveva impartito continuativamente direttive nell’esecuzione del lavoro, che non era stato dunque eseguito in autonomia organizzativa. La sentenza precisa inoltre che, anche supponendo la natura autonoma del rapporto di affidamento lavori, si sarebbe comunque pervenuti ad affermare la penale responsabilità dell’imputato perchè il committente riveste una posizione di garanzia rispetto al lavoratore autonomo “se assume un ruolo di partecipazione attiva nella conduzione e realizzazione dell’opera in quanto in tal caso rimane destinatario degli obblighi di controllare direttamente le condizioni di sicurezza del cantiere” in ragione della “ingerenza esercitata nell’esecuzione dei lavori oggetto di appalto o di contratto di prestazione d’opera”.

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La Cassazione, con sent. n. 7/12/2010 n. 43394 ha definito come ‘ingerenza rilevante ai fini della responsabilità del committente non qualsiasi atto o comportamento, ma essa deve consistere in un’attività di concreta interferenza sul lavoro altrui tale da modificarne le modalità di svolgimento (…) con una condotta che abbia comunque implicato l’inosservanza di norme antinfortunistiche” 

Casi di immediata percepibilità del rischio.

Una recente giurisprudenza – Cassazione, sent. 23667/2013 (in precedenza cassazione 12348/2008, 19372/2007) –  ha affermato che il committente è tenuto ad intervenire (e se non lo fa risponde in concorso con gli esecutori) quando la violazione commessa dall’appaltatore/subappaltatore/lavoratore autonomo è immediatamente percepibile,  intendendosi come tali quelle violazioni che è possibile riscontare senza bisogno di possedere conoscenze specialistiche, cosa che senz’altro avviene nel caso delle cadute dall’alto quando vengono omesse le misure collettive (parapetti) e individuali (linee vita/punti di ancoraggio) che sono misure di prevenzione elementari e di buon senso. La Cassazione esclude che possa considerarsi rischio specifico, addebitabile in via esclusiva all’esecutore, quello inerente le cadute dall’alto nei lavori in quota, essendo tale rischio riconoscibile da chiunque indipendentemente da specifiche competenze!!

All’esito del giudizio sono stati condannati l’appaltatore ed il subappaltatore-datore di lavoro diretto dell’infortunato, ma anche il committente e con lui il coordinatore per la progettazione, senza che fossero emersi profili di responsabilità di questi ultimi, sotto il profilo della culpa in eligendo (scelta delle imprese esecutrici) o che fosse riscontrabile una qualche ingerenza della committenza nell’organizzazione dei lavori appaltati.

Così anche in precedenza, sempre in tema di cadute dall’alto:

→la sentenza della Corte di Cassazione n. 18998/2009 ha condannato il committente perchè aveva consentito ad un lavoratore autonomo di effettuare lavori di manutenzione delle gronde di un capannone senza apprestare alcuna protezione che prevenisse lo sfondamento del lucernario su cui lo stesso si trovava ad operare e da cui era poi precipitato.

→ La sent. della Cassazione n. 26031/2009 condanna per lo stesso motivo il committente per la morte del dipendente  del subappaltatore caduto dalle impalcature non correttamente installate durante lavori di rivestimento di una facciata.

Se ne deduce che, fermo restando che l’obbligo di cooperazione non impone un’opera di costante supplenza del committente rispetto ad ogni mancanza dell’appaltatore, il committente deve comunque vigilarne l’operato (non può lavarsi le mani rispetto a quello che fa l’appaltatore) visto che a fronte di violazioni di misure elementari e di comune buon senso (ovvero immediatamente percepibili, come dice la cassazione) deve intervenire e sostituirsi all’appaltatore.       

Art 26 comma 2 Lettera b)

                        ↓

Obbligo di tutti i datori di lavoro coinvolti (committente, appaltatore e subappaltatore), che assumono la relativa posizione di garanzia :

Coordinare gli interventi di protezione e prevenzione (prevenire disaccordi, sovrapposizioni intralci tra le squadre di lavoro e fra le lavorazioni). Tutti i datori di lavoro devono attivarsi per eliminare i rischi dovuti ad interferenze fra i lavori svolti dalle diverse imprese. A tal fine è necessario definire il concetto di interferenza.

Concetto di interferenza adottato dalla giurisprudenza: la Cassazioneha precisato che l’interferenza a cui si riferisce il Testo Unico non si limita a quella che si manifesta in caso di contatti rischiosi tra il personale di due imprese, ma si estende anche alle fasi preparatorie dell’attività dell’impresa che subentra nel cantiere in una successiva lavorazione (Così sent. Cassazione sent. n. 5420/12:   ove i lavori si svolgano nel medesimo cantiere predisposto dal committente  anche se all’appaltatore è affidata un’opera parziale circoscritta e specialistica, siccome rimane in capo al committente l’organizzazione del cantiere risponde anche quest’ultimo in concorso con l’appaltatore delle  omissioni antifortunistiche; ciò a meno che non risulti la piena ed assoluta autonomia dell’appaltatore rispetto al committente, che comporti l’estromissione di quest’ultimo dal cantiere, che lo esonera da responsabilità).

Art 26 comma 3

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Obbligo del solo committente

Il committente promuove la cooperazione ed il coordinamento tramite l’elaborazione del DUVRI che ha ad oggetto esattamente la valutazione del rischio da interferenza fra le lavorazioni con esclusione espressa dei rischi specifici delle due diverse attività. Il DUVRI deve essere allegato al contatto di appalto (art 26.3)→va fatto ben prima di iniziare i lavori.

A pena d nullità, il contratto di appalto deve indicare in  maniera specifica i costi delle misure adottate per eliminare i rischi da interferenza.

Il committente risponde in solido con appaltatore/subappaltatore dei danni subiti dai dipendenti di questi ultimi (non coperti dall’Inail) in conseguenza degli infortuni ascrivibili all’area del rischio interferenziale (con esclusione della responsabilità solidale in caso di infortuni che derivano da rischi specifici dell’attività dell’appaltatore).


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