CADUTE DALL’ALTO: Quando il proprietario è committente.

 PROPRIETARIO/CONDOMINIO COMMITTENTE

In caso di affidamento dei lavori anche ad una sola impresa/lavoratore autonomo, sono due le discipline astrattamente applicabili: I) LA disciplina di cui all’art. 26 T.U. ; II) La disciplina di cui al Titolo IV – (artt. 88-160 T.U.) :

I)                  Nel caso di proprietario/condominio con dipendenti, che in questo caso ricopre senz’altro la qualifica di committente-datore di lavoro, oltre alle specifiche disposizioni di cui sopra (a tutela dei propri dipendenti dai rischi propri della loro attività ordinaria) dovrà osservare, per il caso che le lavorazioni commissionate si svolgano negli ambienti di cui abbia la giuridica disponibilità, anche quelle dell’art 26 TUSL.

Al committente – datore di lavoro (nei lavori non rientranti nell’allegato X e quindi sottratti all’applicazione del titolo IV quali lavori di pulizia, servizi di vigilanza custodia/guardiania, servizi di assistenza ad utenti negli impianti sportivi, lavori di giardinaggio) si applica l’art 26 T.U. che impone specifici vincoli nella scelta dell’esecutore dei lavori e nell’obbligo di informazione, ma anche sotto il profilo della  prevenzione dei rischi c.d. interferenziali ovverosia quelli  da contatto fra le diverse lavorazioni.

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Art 26 comma 1 lettera a)

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obbligo del solo committente

Verifica di idoneità tecnico professionale delle imprese/lavoratori autonomi (il committente acquisisce il certificato di iscrizione alla camera di commercio e l’autocertificazione sul possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale).

La violazione di tale obbligo integra la culpa in eligendocome quella in cui incorreva un committente privato proprietario di immobile per aver affidato lavori (rifacimento del tetto) in quota, a 15 metri di altezza dal suolo, senza apprestare alcun parapetto ad un soggetto (che non era neppure lavoratore autonomo iscritto alla camera di commercio, ma un disoccupato con strumenti prestati da un parente) e quindi senza verifica ella idoneità tecnica professionale (Cassazione sent. n. 36581/09).

Sempre in tema di culpa in eligendo, preme segnalare anche la sentenza della Corte di Cassazione n. 42465/2010 (relativa ad un caso di affidamento di lavori in quota ad un lavoratore autonomo non iscritto alla camera di commercio e, per di più, in assenza di elementari misure di sicurezza che anche il solo il buon senso avrebbe richiesto: mancanza di cinture sicurezza, in luogo delle impalcature erano presenti tavole inchiodate senza parapetto), con la quale la Corte condanna il committente privato per non aver verificato l’idoneità tecnico-professionale e respingendo così la tesi difensiva per cui il lavoratore autonomo sarebbe l’unico responsabile della sua sicurezza.  

Sempre in tema di culpa in eligendo, la verifica dell’idoneità tecnico professionale non è attività da condurre in astratto ma in concreto in relazione allo specifico tipo di attività affidata e delle modalità con cui la stessa va eseguita; se quindi l’attività cambia nel tempo, si evolve e/o modifica, gli accertamenti sulla idoneità tecnica professionale vanno rinnovati;

Art 26 comma 1 lettera b)

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Obbligo del solo committente

Fornire agli esecutori dettagliate informazioni sui rischi specifici presenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e delle misure di sicurezza già adottate;

Art 26 coma 2 Lettera a)

Obbligo di tutti i datori di lavoro coinvolti (committente, appaltatore e subappaltatore) che assumono la relativa posizione di garanzia: 

Cooperare all’attuazione delle misure di protezione richieste dall’attività che è stata appaltata.

Sotto il profilo dell’obbligo di cooperazione, la giurisprudenza ha precisato che l’obbligo di cooperazione grava su ogni soggetto committente / appaltatore / lavoratore autonomo) presente in cantiere ed è  autonomamente sanzionato in capo a ciascuno di loro e che, nel caso del committente si tratta di un obbligo ulteriore ed aggiuntivo rispetto a quello suo proprio di promuovere il coordinamento e la cooperazione fra tutti i soggetti presenti in cantiere (da assolvere tramite l’elaborazione del cosiddetto DUVRI) (Cassazione 18/1/2013 n. 2285).

L’obbligo di cooperazione non si spinge fino al punto di configurare un obbligo di supplenza in capo al committente (che quindi non è tenuto a sostituirsi all’appaltatore nel porre in essere le misure di prevenzione omesse) e che l’obbligo di cooperazione si sostanzia nel dovere di prevenire i rischi comuni alle due lavorazioni, non quelli specifici, propri dell’impresa esecutrice (Cassazione sent. 5/1/2010 n. 23; Cassazione sent.  9/6/2011 n. 23316; Cassazione sent. 21/05/2009 n. 28197).

Sulla distinzione fra rischi specifici e comuni e la limitazione ai rischi comuni dell’obbligo di cooperazione (vedi Cassazione penale   sez. IV 21/05/2009 n. 28197)è possibile rilevare che: “l’obbligo di cooperazione non può intendersi come obbligo di intervenire in supplenza dell’appaltatore tutte le volte in cui costui ometta di adottare le misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei suoi lavoratori, poichè così intendendola la cooperazione si risolverebbe in un’inammissibile ingerenza del committente nell’attività propria del’appaltatore al punto di stravolgere completamente la figura dell’appalto”.  Riprova ne è che: – la valutazione di cui al DUVRI, previsto come obbligo proprio del committente ogni volta che si configuri l’eventualità di un contatto fra due squadre di lavoro (basta quindi che i dipendenti del committente e quelli dell’appaltatore o il lavoratore autonomo condividano il medesimo ambiente di lavoro; non c’è bisogno che le imprese esecutrici siano più di una), è limitata ai rischi interferenziali, con espressa esclusione dei rischi specifici (art 26 comma 3 T.U.); – sotto il profilo del risarcimento del danno civilistico l’art 26 comma 4 TU limita la responsabilità solidale del committente agli infortuni derivanti dal rischio interferenziale e non anche ai rischi specifici che rimangono a carico dei rispettivi datori di lavoro.

La conseguenza è che dal committente non può esigersi un controllo pressante continuo, capillare sull’organizzazione e l’andamento dei lavori commissionati, pena lo stravolgimento dello schema contrattuale  dell’appalto e del contratto d’opera.

Tuttavia, sempre la giurisprudenza ha temperato la portata di tali principi, individuando due importanti ipotesi derogatorie in cui invece si configura una vera e propria posizione di garanzia in capo al committente, in favore dei dipendenti delle imprese esecutrici e comunque dei lavoratori autonomi (da cui discende la responsabilità penale/risarcitoria  concorrente del committente).


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