LE SEMPLIFICAZIONI POST RIFORMA. GLI EFFETTI DEL DECRETO DEL FARE SUL TUSL.

Le modifiche apportate dal “decreto del fare”, convertito in  legge 98/2013 e le relative ripercussioni sul datore di lavoro/committente, con un particolare sguardo all’amministratore di condominio.

Il “Decreto del fare” (Dlgs 69/2013, convertito in Legge 98/2013) ha previsto delle modifiche al fine di semplificare alcuni degli adempimenti in capo al committente/datore di lavoro. Alcune delle novità più rilevanti, per quanto ci interessa, sono relative all’introduzione di modifiche ai comma 3 e 3bis all’art 26;  all’introduzione del comma 6 ter all’art. 29; all’introduzione della lettera g-bis al comma 2 dell’art. 88.

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o   Modifiche all’art. 26 TUSL.

Le modifiche apportate ai comma 3 e 3bis dell’art. 26 TUSL, prevedono delle semplificazioni per il Documento della Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI), in quei settori a basso rischio infortunistico e di malattie professionali, i quali verranno individuati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, così come previsto dall’art. 29 comma 6 ter.

Pertanto, nei settori a basso rischio, il datore di lavoro/committente avrà una duplice facoltà : a) quella di  redigere il DUVRI ovvero b) quella di nominare un proprio incaricato. Quest’ultimo dovrà possedere i requisiti di formazione, esperienza e competenza specifica, tipici del preposto, di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, il quale dovrà dunque sovrintendere al coordinamento ed alla cooperazione tra le imprese ed i lavoratori autonomi che svolgono attività lavorativa presso la loro sede. Il nominativo dell’eventuale incaricato dovrà essere indicato nel contratto di appalto.

La modifica al comma 3-bis, inoltre, eleva da due a cinque uomini/giorno la soglia al di sotto della quale è prevista l’esclusione dell’obbligo di cui al comma 3, per cui non occorre redigere il DUVRI, sempre che i lavori non si svolgano in presenza di agenti cancerogeni, mutageni, biologici, atmosfere esplosive, o con rischio di incendio di livello elevato (come individuato nel DM 10.03.1998) o in ambienti confinati o in presenza di rischi di cui all’allegato XI del Dlgs 81/08 e ss.ii.mm..

o   Modifiche all’art. 29 TUSL.

Come sappiamo, l’art. 29 prevede le modalità di effettuazione del “Documento di Valutazione dei Rischi ” ed al comma 6 è stabilito che i datori di lavoro con meno di cinquanta dipendenti, possono effettuare la valutazione dei rischi, utilizzando le procedure standardizzate previste dal DM 30 novembre 2012. Con la modifica, poi, del comma 6-ter dell’art. 29, sono state previste ulteriori semplificazioni.

Difatti, il datore di lavoro che occupa fino a dieci lavoratori, operante in settori di attività a basso rischio infortunistico, come individuati con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, potrà redigere, in alternativa al DVR, un  cosiddetto Modello di Valutazione dei Rischi. Pertanto, per il datore di lavoro vi sono tre possibilità:

–         Redigere il DVR secondo la procedura ordinaria;

–         Redigere il DVR secondo le procedure standardizzate del DM 30 novembre 2012 (salvo i casi di esclusione previsti dai comma 5 e 6 art 29 Dlgs 81/08);

–         Redigere un modello di valutazione semplificato (MVR);

 

o   Modifiche al Titolo IV – Capo I.

L’art. 88 del TUSL, che disciplina il campo di applicazione del Titolo IV – Capo I, è stato modificato alla lettera g bis), prevedendo così l’esclusione delle disposizioni ivi previste per i cantieri temporanei e mobili con riguardo a quei lavori :

–      relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento;

–     relativi a piccole lavorazioni di durata presunta non superiore a dieci uomini/giorno e finalizzate alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi, ad eccezione di quei lavori che espongono i lavoratori ai rischi di cui all’allegato XI.

Pertanto, per i suddetti lavori, non troverà applicazione l’art. 90, con gli obblighi di cui al comma 9 ed in particolare, non è più previsto come obbligo la verifica dell’idoneità tecnico professionale, di cui all’allegato XVII.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE SUGLI EFFETTI DELLA RIFORMA.

Se da un lato, le predette semplificazioni sono state introdotte al fine di rilanciare l’economia, dall’altro è stata data facoltà al committente di scegliere imprese senza una preventiva verifica sulla loro idoneità e ciò, evidentemente, a scapito della sicurezza. Per i tipi di lavori per cui è prevista l’esclusione dell’applicazione del Titolo IV, non sarà dovuta neppure la notifica preliminare all’Asl, e dunque non seguiranno neppure i necessari controlli.

Ad ogni modo, è bene sottolineare che, benchè ci siano dei casi in cui il committente non è obbligato alla verifica dell’idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie/esecutrici, la preventiva verifica dell’idoneità professionale assume comunque carattere di primaria importanza, viste le conseguenze penali che una tale omissione può comunque determinare a carico del committente, in caso di infortunio. Difatti, il committente potrà comunque essere ritenuto responsabile, in determinate circostanze, per culpa in eligendoo per culpa in vigilando, ovvero per non aver attivato le necessarie cautele nella scelta della ditta cui affidare i lavori e nell’esecuzione dei lavori stessi.

ü  Il consiglio preliminare, dunque, è quello di accertarsi che la ditta cui si vuole affidare un lavoro sia in possesso di tutti i requisisti, al di là degli obblighi specifici.

Al riguardo si è pronunciata la Corte di Cassazione con una sentenza molto importante e che vale la pena di passare in rassegna.

La sentenza, che dà un quadro complessivo della responsabilità penale del committente/amministratore di condominio, è la sent. del 15.10.2013 n. 42347, la quale prima di tutto, specifica tutte le responsabilità in capo all’amministratore di condominio/datore di lavoro, affermando che “…La posizione del committente nella materia degli infortuni sul lavoro è stata oggetto di ripetuto esame da parte della giurisprudenza di questa Corte, la quale ha espressamente riconosciuto la responsabilità di tale soggetto per la mancata osservanza degli obblighi di verifica,                       informazione,cooperazione (cfr. Sez. IV n. 37840, 25settembre 2009; Sez. III n. 1825,  19 gennaio 2009; Sez. IV n.41815, 7 novembre 2008), pur specificando che tale tipo di responsabilità non è di automatica applicazione, non potendosi esigere dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione e sull’andamento dei lavori. Mentre, è necessario verificare in concreto l’incidenza della sua condotta nell’eziologiadell’evento, a fronte delle capacità organizzative dell’impresa scelta per l’esecuzione dei lavori, avuto riguardo alla specificità dei lavori da eseguire ai criteri seguiti dallo stesso,  per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, nonché alla sua ingerenza nell’ esecuzione dei lavori oggetto di appalto o del contratto di prestazione d’opera,  nonché all’agevole ed immediata percepibilità da parte del committente delle situazioni di pericolo”.                                                                                                                           La Corte afferma poi che : – “è pacifico che in base alla richiamata disciplina, l’amministratore di un condominio assuma la posizione di garanzia propria del datore  di lavoro nel caso in cui proceda direttamente all’organizzazione e direzione dei lavori da eseguirsi nell’interesse del condominio stesso ma in caso di affidamento in appalto di dette opere, tale evenienza non lo esonera completamente da qualsivoglia obbligo, ben potendo egli assumere, in determinate circostanze, la posizione di committente ed essere, come tale, tenuto quanto meno all’osservanza degli obblighi previsti dall’art. 26 d.lgs. 81\2008“.

In secondo luogo, tuttavia, la Corte considera comunque i limiti di autonomia e di potere decisionale che sono propri della figura dell’amministratore di condominio: -“..Nell’attribuire tale posizione di garanzia all’imputato, il giudice avrebbe dovuto rilevare però, che lo stesso ha agito nella peculiare qualità di amministratore. Risulta infatti, dal    provvedimento impugnato, che l’appalto dei lavori era stato deciso ed assegnato mediante una delibera dell’assemblea del condominio alla quale l’amministratore era tenuto a dare concreta attuazione. Si tratta di una circostanza di decisivo rilievo ai fini dell’ affermazione della responsabilità penale, non potendosi prescindere dal ruolo effettivamente svolto dall’amministratore nella stipulazione del contratto e nella sua successiva attuazione, considerando anche l’ambito di autonomia di azione di cui egli eventualmente disponeva ed i poteri decisionali allo stesso concretamente attribuiti…”.

Pertanto, nelle ipotesi in cui l’amministratore abbia agito senza una preventiva delibera dell’assemblea condominiale, lo stesso potrà essere ritenuto responsabile per la mancata osservanza degli obblighi di cui all’art. 26 del d.lgs. 81/2008. E’ importante anche sottolineare, in conclusione, che la mera nomina del coordinatore in fase di progettazione e di esecuzione non esime il committente dalle responsabilità a suo carico e, pertanto, non lo esonera dalle sanzioni previste; il committente deve infatti vigilare sul corretto operato del coordinatore e sull’adempimento degli obblighi di cui all’art 91 comma 1 e 92 comma 1 lettera da a) ad e). Come sappiamo, infatti, il committente può ed, anzi, deve provvedere alla sostituzione del coordinatore nel caso in cui quest’ultimo non ottemperi ai propri obblighi.

Dunque, ricapitolando, posto che per l’affermazione della responsabilità penale dell’amministratore/committente in caso di infortunio sul lavoro occorre che lo stesso abbia avuto una concreta facoltà di azione e di decisione in via autonoma, sullo stesso gravano obblighi specifici sia in fase di scelta delle imprese esecutrici, che in fase di vigilanza sull’operato delle stesse e dei soggetti che lo coadiuvano in materia di sicurezza.

L’unico modo per poter essere “esonerato” dalle predette responsabilità è quello della nomina di un Responsabile dei Lavori, al quale devono essere attribuite altresì le deleghe per la sicurezza, nelle modalità prescritte dalla legge (forma scritta ed accettazione specifica).


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